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Il sadomaso, abbreviazione di sadomasochismo, sta vivendo un momento di interesse da parte del grande pubblico, grazie soprattutto al successo della trilogia delle “50 sfumature“. Se da un lato gli appassionati della pratica SM (acronimo per sadomaso) potrebbero infatti storcere il naso, accusando l’opera di banalizzare eccessivamente un mondo molto più raffinato ed eterogeneo di quanto il libro lasci intendere, dall’altro è indiscutibile il merito dell’autrice nell’aver sdoganato un modo di vivere la sessualità che fino a poco tempo prima era guardato con un misto di sospetto e disapprovazione.

Già, ma allora che cos’è il sadomaso, e chi lo pratica?

Iniziamo col dire che, con questo termine, si indica un insieme di pratiche sadiche e masochiste, dove un partner infligge una serie di sofferenze fisiche o psichiche all’altro. Ovviamente il tutto avviene di comune accordo, e questa è la base per ogni tipo di gioco SM.

Il termine sadismo deriva, come probabilmente tutti sanno, dal nome del Marchese de Sade, aristocratico francese vissuto nel 1700, epoca d’oro dell’edonismo, in cui il piacere, di ogni tipo, assurse a vero e proprio culto da parte delle classi agiate. De Sade però non si limitò a perseguire il proprio piacere, ma ne teorizzò anche i principi, in una serie di opere di narrativa e di filosofia. In questi testi la figura che emerge è quella dell’uomo, freddo e sicuro di sè, che non esita a infliggere dolore e sofferenze, con l’unico scopo di raggiungere un piacere sempre più alto e perfetto.

Anche masochismo è una parola nata dal nome di uno scrittore, l’austriaco L. von Sacher-Masoch. Nel suo romanzo più noto, Venere in pelliccia, l’argomento è proprio una relazione masochista.

Sadismo e masochismo sono pertanto due pratiche complementari e speculari tra loro: dove c’è qualcuno che pratica atti di sadismo sessuale, ci sarà un partner masochista che si sottopone in maniera consenziente a tali atti, traendone a propria volta piacere. Il dolore e l’umiliazione sono funzionali al godimento, e come tali ricercati all’interno del rapporto sessuale.

I ruoli del sadomaso

In un rapporto di tipo sadomaso, tipicamente esistono le figure del dominatore e del sottomesso, o anche, mutuati dal mondo anglosassone, del master o lord e della mistress o lady (i padroni) e dello slave, o sub, o bottom (lo schiavo o schiava). Sebbene la scelta dei ruoli sia legata alla personalità del singolo, nulla vieta, se entrambi lo desiderano, di effettuare ogni tanto uno switch. In questo modo ci si scambia i ruoli, col dominatore che diventa il dominato e viceversa.

Tra i pregiudizi che ancora esistono riguardo il mondo sadomaso, quello più duro da sfatare riguarda la presunta pericolosità di queste pratiche. In realtà i rapporti SM, per essere totalmente soddisfacenti per entrambi i partner, hanno come base la sicurezza e la totale consensualità. Per questo, uno degli acronimi più frequenti che ricorrono su siti e annunci è SSC: sano, sicuro e consensuale.

La sicurezza nel rapporto

Per far sì che il rapporto sia davvero sicuro, uno degli stratagemmi adottati è la presenza di una safe word, o parola salvezza, che i partner concordano prima, di solito unita a un particolare gesto, per segnalare al dominatore di fermarsi. Così facendo, se il gioco diventasse troppo doloroso, o il sottomesso volesse interrompere per qualsiasi motivo, gli basterà pronunciare la parola per mettere termine al rapporto. Il sadomasochismo, infatti, oltre che un modo di vivere la sessualità, è vissuto da chi lo pratica come un’occasione per testare i propri limiti, e superarli. Il raggiungimento del piacere sessuale attraverso il dolore inflitto o ricevuto è solo uno degli scopi di questo tipo di pratiche.

Un errore frequente è quello di confondere sadomaso, bondage, dominazione e pratiche affini: per quanto abbiamo elementi in comune, questi termini non sono sinonimi, ma designano pratiche diverse, a volte complementari tra loro. Negli ultimi anni infatti, più che di sadomaso si è sentito parlare di BDSM. L’acronimo, che sta per bondage e disciplina (BD), dominazione e sottomissione (DS) e sadomasochismo (SM), raccoglie una serie di discipline sessuali che non necessariamente vengono praticate insieme.

Lo scopo del sadomaso

Infatti, lo scopo del sadomaso è quello di raggiungere il piacere infliggendo dolore fisico a un partner consenziente, e non necessariamente questa persona sarà legata (bondage) o il rapporto sarà di dominazione psicologica. Il dolore può essere inflitto con strumenti appositi, dei quali le più note sono fruste, manette e sculacciatori.

Chi si avvicina per la prima a volta a questo mondo, e desidera farlo in maniera soft, opta in genere per il blindfolding, il rapporto sessuale da bendati. Sebbene richieda una totale fiducia verso chi conduce il gioco, questa modalità di approccio è da un lato molto eccitante, amplificando le sensazioni di piacere che derivano dal contatto fisico, e dall’altro rende più facile lasciare da parte inibizioni e imbarazzi.

Anche la sculacciata erotica è un classico, e forse la pratica SM più nota al pubblico dei “non addetti”. Un’ altra modalità per i neofiti che desiderano un approccio graduale con un mondo estremamente ricco e composito. I più esperti evolvono poi nel caning, che è sempre una sculacciata o frustata, ma eseguita con apposite bacchette, per rendere la sensazione di dolore ancora più viva. Il concetto base in ognuna di queste pratiche è che il rilascio di endorfine dovuto alla percezione del dolore crea, come contrappunto, una sensazione di piacere tanto più amplificata quanto più è forte il dolore.

Un mondo vario e ricco di aspetti, quello del sadomaso, dove le figure tipiche sono il dominante e il dominato. Si potrebbe essere portati a pensare che chi pratica SM abbia caratteristiche particolari, ma questo è vero solo in parte. Varie ricerche hanno evidenziato come le differenze sostanziali siano una maggiore sicurezza in sè stessi, minori disturbi d’ansia, e un livello di sessiamo più basso (!) rispetto ai valori medi nazionali.

Questo vale sia per i sadici che per i masochisti, e il motivo risiede forse nel necessario lavoro di conoscenza di sè stessi e degli altri che chi pratica SM opera, più o meno consapevolmente. Anche nel nostro paese il fenomeno è in crescita. Secondo le statistiche, infatti, le pratiche sadomaso vengono utilizzate in modo più o meno continuo da ben 4 milioni di italiani.

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