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Le dominatrici nel Bdsm

Negli ultimi anni, sono sempre di più le donne che svolgono un ruolo di dominatrici all’interno di un rapporto Bdsm. Gli orizzonti si sono ampliati e una maggiore liberalizzazione ha portato il gentil sesso ad assumere delle posizioni di comando anche a letto, togliendo agli uomini l’esclusiva nel ricoprire questa parte.

Ma cosa significa essere fino in fondo una dominatrice in tale contesto? Per comprenderlo, occorre conoscere che cosa s’intenda per Bdsm. Si tratta di un acronimo le cui lettere interne (D e S) hanno un doppio significato. Considerandole a gruppi di due, la sigla si può frammentare in tre parti, ognuna delle quali sta per:

  • B(&)D: bondage (costrizione) e disciplina;
  • D(&)S: dominazione e sottomissione;
  • S(&)M: sadismo e masochismo.

Pur rappresentando uno l’opposto dell’altro (in un certo senso, anche nel primo caso c’è un accostamento di contrari: la costrizione è imposta dall’esterno, la disciplina è volontario controllo di sé, quindi proveniente dall’interno), i termini affiancati a coppie si completano vicendevolmente, nell’ambito di questo tipo di approccio.

Essere dominatrici nel Bdsm: che cosa significa, fino in fondo?

Le dominatrici hanno un ruolo decisionale, nel rapporto Bdsm. Ma attenzione: non si tratta d’imporre la propria volontà in modo coercitivo e senza il reciproco consenso, bensì il frutto di un accordo preso sin dall’inizio della relazione.

Appurati, infatti, i gusti sessuali dell’altro e toccato con mano quanto il desiderio di buttarsi in queste pratiche sia autentico per entrambi, i giochi Bdsm, fondati sulla logica “premi-punizioni”, possono perfino migliorare l’intesa della coppia, indipendentemente dal fatto che questa sia gay o eterosessuale.

Solitamente il bondage viene vissuto come un patto segreto tra i due amanti, che in questo modo diventano ancora più complici e vivono in un universo tutto loro, senza subirne il controllo e senza doverlo pilotare. A quel punto il resto del mondo non esiste più.

La dominatrice è tutta protesa nel legare o nel punire l’altro per dargli e ricevere piacere, mentre lo schiavo (o la schiava) è concentrato sulle proprie sensazioni e può arrivare, in alcune occasioni, anche a rilassarsi e ad allentare le tensioni emotive.

D’altro canto, considerarlo una mera valvola di sfogo (come credono in molti) è riduttivo e fuorviante: in verità, il rapporto Bdsm è anche un modo per conoscere se stessi e far emergere le sensazioni che si provano, positive o negative. Per tale ragione, può diventare un’occasione unica per superare le proprie zone di comfort ed esplorare sentieri sconosciuti, che non si potrà fare più a meno di percorrere.

L’importante è aprire un dialogo autentico con il partner, per capire e definire, prima di addentrarsi in una conoscenza più profonda dal punto di vista fisico, quali sono i limiti da non travalicare, soprattutto in presenza di amanti particolarmente emotivi o con importanti problemi di salute.

Dominatrici nel rapporto Bdsm in pratica

Sia nel ruolo attivo che passivo, il Bdsm è, soprattutto, un approccio relazionale e, poi, prende forma in pratiche sessuali che si armonizzano con esso. Per un’ottima riuscita del rapporto, è fondamentale che le dominatrici conquistino pienamente la fiducia della persona che si sottometterà a loro: occorre confrontarsi ed abbandonare ogni paura.

Questo perchè gli ambiti di dominio della mistress sono i più disparati e toccano tantissimi aspetti intimi dello (o della) slave, che dovrà delegare completamente il controllo di se stesso. In particolare, la dominatrice ha pieno potere decisionale su:

  • tipo, durata ed intensità dell’eventuale premio o punizione;
  • momento nel quale l’altro può avere un orgasmo;
  • stabilire le posizioni per ogni momento del rapporto;
  • indurre l’altro a farsi legare, bendare, frustare, calpestare, sculacciare o a compiere qualsiasi altra azione che rientri nel compendio di ciò che è permesso;
  • insultare o obbligare l’altro a dire/scrivere qualcosa sul proprio corpo o, ad esempio, su uno specchio (di solito si usano rossetti o matite per il trucco);
  • nei casi in cui sia previsto dall’accordo, integrare con pissing, fisting e foot fetish.

Una delle pratiche Bdsm più affascinanti e scenografiche proviene dal Giappone ed è lo shibari, nato nel settore delle arti marziali per penuria di metalli. Durante il Medioevo nipponico, infatti, le legature ai prigionieri venivano fatte con corde in iuta, materiale presente in abbondanza su tutto il territorio. In seguito divenne una pratica di costrizione e di sottomissione che assunse connotazioni erotiche.

Rapporto Bdsm: le cautele che le dominatrici devono usare nello shibari

Lo shibari, tuttavia, presenta un’altra faccia inquietante. Se eseguita senza alcun criterio, questa pratica diventa pericolosa, addirittura mortale per chi non la sa gestire. Pertanto ci vogliono maestria e destrezza da parte delle dominatrici Bdsm nell’armeggiare con le corde.

Perfino chi ha seguito dei corsi in merito all’argomento (e sarebbe bene che tutti i legatori compiano questo passo, prima di fare danni) deve attenersi ad alcune importanti raccomandazioni, che valgono non solo nel caso di un partner ufficiale, ma anche e, soprattutto, clandestino.

Innanzitutto, è tassativo non applicare alcuna fune intorno al collo. Solo dopo aver raggiunto un buon livello come legatrice le corde potranno stare a contatto con esso. Non devono comprimerlo né bloccare il respiro, altrimenti quello che dovrebbe essere un gioco erotico diventa una trappola che può portare al decesso.

Lo stesso discorso vale per l’incavo delle braccia e quello delle ginocchia: anche in quei punti, le corde non vanno assolutamente strette. Grazie all’aiuto di un top master, s’imparerà a fare il Karada (il tipico nodo dello shibari, che ha la caratteristica di rimanere stabile… al contrario di quello scorsoio) come si deve.

Non mancano, comunque, le buone indicazioni offerte dal buonsenso, come interrompere quando l’altro inizia ad avvertire dolori insopportabili o inattese sensazioni di soffocamento. Infine, occorre tenere delle forbici a portata di mano, onde evitare incidenti altamente lesivi e fonti di danni permanenti.

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